Pierced Steel Planking: i cancelli della guerra
 
 
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Pierced Steel Planking: I cancelli della guerra

(Pasquale Libutti)

 
Reimpiego di materiali antichi...
 
La storia ha lasciato molte tracce tra i vicoli della città di Venosa. 
Qui si conserva ancora la casa di Orazio con le sue pareti in opus reticulatum, la tipica muratura romana a losanghe. 
Nei pressi, altre case ancor oggi abitate mostrano strutture simili, a testimoniare un uso ininterrotto da millenni, o almeno una ricostruzione sul tracciato delle antiche fondamenta. 
Grattando l’intonaco di ogni casa del centro storico affiorano resti di affreschi, iscrizioni in latino, insegne medievali; la grandiosa chiesa incompiuta che affianca l’abbazia della Trinità è stata innalzata riutilizzando parti di monumenti romani, lapidi con iscrizioni ebraiche e resti di ogni età precedente. 
Perfino uno dei cartelli che segnalano l'ingresso nell'abitato, oltrepassate le rovine romane e l'abbazia normanna della Trinità, è scampato ai periodici e spietati rifacimenti della segnaletica ed accoglie i visitatori allo stesso modo di oltre settanta anni fa.
 
...e strani cancelli
 
Qui tutto si conserva, o comunque si riutilizza: gli oggetti del passato hanno l’occasione di oltrepassare la condizione di vecchi, superati, da sostituire, fino a conquistare il pregevole status di antichi, da salvaguardare, monumentali, salvandosi così da una sistematica distruzione. 
Il continuo e casuale reimpiego di materiali nelle abitazioni consente di imbattersi, tra colonne romane e portali medievali, in strani cancelli di metallo. 
Si tratta di profilati in metallo, fabbricati in serie e tutt’altro che antichi: a prima vista, quasi elementi di dubbio gusto da rimuovere, allo scopo di ripristinare l’aspetto originario dei luoghi. 
Pochi conoscono la provenienza di queste lamiere, conclamata intrusione industriale nella monumentalità del centro storico. 
Paradossalmente, però, anche i moderni cancelli in lamiera forata sono testimonianze di rilievo, entrate nella storia prima ancora di aver oltrepassato il labile confine tra ciò che è vecchio e ciò che è antico
Per cogliere appieno l'insospettabile importanza di questi oggetti, da più punti di vista, occorre procedere per gradi. 
 
 
 
PIERCED STEEL PLANKING
 
Le lamiere hanno un nome: PSP (PIERCED STEEL PLANKING), che significa semplicemente, placca di acciaio traforato.  
Pare la denominazione di un innocuo prodotto commerciale, invece si tratta di una vera e propria arma di guerra. 
Le PSP, facilmente trasportabili, vengono montate al suolo per avere a disposizione in breve tempo la pista di un aeroporto. 
Su un tappeto di PSP, incernierate le une alle altre, un aereo può decollare anche se la pioggia ha ridotto la pista in un pantano; queste placche metalliche consentono il dominio dei cieli anche con condizioni atmosferiche proibitive, quando il nemico non può decollare. 
Così la PSP si intravede nelle vecchie fotografie degli sbarchi in Sicilia o in Normandia; nelle isole del Pacifico i turisti fotografano vecchie piste di lamiere ormai ricoperte da vegetazione. 
Come reperto storico, questo materiale figura addirittura nei musei, e d'altro canto è ancor oggi adoperato per operazioni militari.
 
 
 
 
La base aerea di Venosa 
 
Dunque, da questi residuati bellici sono stati ricavati i cancelli di Venosa. Una provenienza, di per sé, generica e non significativa, tutt’al più una mera curiosità... Tutt’altro. Interrogando gli anziani affiora la ricostruzione di fatti storici precisi. Seconda guerra mondiale: nel 1943 arrivano gli Alleati e a Venosa, un anno dopo, impiantano una base da cui decollano i B-24, bombardieri quadrimotori. 
L’area è pianeggiante e in caso di pioggia si imbeve di acqua: per consentire ai pesanti B-24 di operare senza impantanarsi, in breve tempo la superficie viene consolidata con una massicciata di pietrisco, ricoperta da un enorme tappeto di PSP, incernierate tra di loro. 
Nel 1945, finita la guerra, la base è dismessa. Ai venosini che vanno a curiosare non pare vero: gli americani se ne sono andati abbandonando sul posto una enorme quantità di placche metalliche. E’ una inaspettata manna dal cielo: chi può recupera e rivende il metallo, i fabbri della zona lavorano per anni quelle lamiere per farne cancelli e altri manufatti. Poi il tempo passa: oggi della base aerea di Venosa non resta traccia, tranne un anonimo capannone nella pianura coltivata, pochi sbiaditi ricordi degli anziani, quei cancelli di cui non si conosce più l’origine. 
Entro pochi anni tutto potrà essere dimenticato. Qualcuno racconterà che, da queste parti, atterravano aerei, forse militari, durante la prima, o la seconda guerra mondiale… chi può ricordare? 
Magari era la guerra del Golfo, o forse la crisi in Jugoslavia… Poi, mancando piste e strutture riconoscibili, altri diranno che al massimo si trattava di una pista sull'erba per deltaplani o ultraleggeri. Solo una vecchia e vaga storia, presto degradata a leggenda locale.

 

        Area della base di Venosa (Photo used with permission of the 485th Bomb Group Association)
 

 
 

 
Operazioni del 485th BG 
 
Invece, la base militare di Venosa è esistita. In quel periodo l’intera pianura pugliese, da Lecce al Gargano, era costellata dagli aeroporti della 15th USAAF e del 205 Group della RAF. La base aerea di Venosa, impiantata il 15 aprile 1944, era l'unica in Basilicata, territorio montuoso ed inidoneo ad ospitare aeroporti. In essa era stanziato il 485th Bomb Group (485° Gruppo da Bombardamento) della 15th USAAF, costituito da quattro squadroni (828th, 829th, 830th, 831st) dotati di bombardieri B-24, con 3.500 uomini (2.500 equipaggi di volo, il resto personale di terra).
 

    

 
 
 
Il 485th BG totalizzò 187 missioni di combattimento, sganciando 10.550 tonnellate di bombe su obiettivi in Italia, Francia, Germania, Austria, Ungheria, Romania, Cecoslovacchia e altri paesi balcanici. Abbatté 61 aerei (più altri 41  probabilmente abbattuti) danneggiandone altri 37 e distruggendone 15 al suolo. Il 485th BG ricevette una citazione ufficiale per una difficile missione  in cui 36 bombardieri riuscirono a infliggere gravi danni alla raffineria di petrolio di Florisdorf, vicino Vienna, nonostante una pesante reazione della contraerea e dei caccia nemici. 
Questa intensa attività, tuttavia, ebbe un costo. 
Il 485th BG ebbe 59 aerei persi in missione, più altri 62 in incidenti o a seguito di danni riportati. Le perdite umane furono ingenti. Per tutti, sono indicative le vicende dei 4 comandanti dell'unità, che partecipavano di persona alle missioni con i loro uomini. 
Il primo comandante, Col. Walter E. Arnold Jr, fu abbattuto il 27.8.1944 su Blechammer, in Germania, alla sua 19a missione di combattimento; sopravvisse alla guerra. L'aereo del nuovo comandante, il Col. John Tomhave, fu abbattuto dalla contraerea il 16.2.1945 vicino Villach, in Austria. Lanciatosi con il paracadute e catturato, Tomhave morì durante un mitragliamento di aerei alleati su un treno che trasportava prigionieri. Il terzo comandante, Col. John Cornett, fu abbattuto su Vienna il 22.3.1945; catturato dai tedeschi, sopravvisse alla guerra. Tre comandanti abbattuti in meno di un anno: il quarto comandante, Col. Douglas Cairns, prese servizio il 23 marzo 1945, ma la Germania si arrese nel giro di un mese. 
Il 485th BG effettuò la sua ultimma missione il 25 aprile 1945. 
Durante il suo periodo operativo, dall'aprile 1944 alla fine della guerra, il 485th BG pagò un pesante tributo. 475 uomini furono uccisi in combattimento o per ferite riportate in azione. 250 furono presi prigionieri; 13 di essi evasero e ritornarono in Italia. 140 uomini, lanciatisi da aerei abbattuti, riuscirono a sfuggire in qualche modo alla cattura e tornarono alla base. 
Nel maggio 1945 il 485th BG ritornò negli Stati Uniti. I potenti B 24 decollarono l'ultima volta, tutto il personale ritornò in patria. Quello che era stato un aeroporto su cui transitavano decine di quadrimotori tornò ad essere un tranquillo lembo di campagna al confine tra Puglia e Basilicata, buono per piantare grano.

 

 
Ritorno dei B-24 alla base  (Photo used with permission of the 485th Bomb Group Association)
 
Sopra: B 24 Tail Heavy
Sotto: equipaggio del Tail Heavy         
  (Photos used with permission of the 485th B.G.) 
 
 

 

 
Sopra: B 24 in missione. 
Sotto: sull'obiettivo
 (Photo 485th B.G., in  http://www.456thbombgroup.org/kempffer/kempffer1.html)
 
 
 
Italia fascista e ferrivecchi 
 
Così in mancanza di targhe, lapidi, monumenti o altra visibile testimonianza sui luoghi, l’unica traccia di quegli eventi e di quegli uomini restano dunque i cancelli di Venosa e dei paesi vicini, i cancelli della guerra. Quelle umili placche di acciaio forato rappresentano, inoltre, la chiave di lettura di quello che davvero fu la seconda guerra mondiale per molti italiani: un brusco, doloroso e salutare risveglio. 
Alla fine del conflitto, al pari di tante altre meraviglie portate dagli Alleati, l’abbandono di tutto quel materiale (una pista intera di PSP a Venosa, tante altre nell’intera Puglia) dovette impressionare grandemente la gente dei luoghi, abituata a ben altre ristrettezze, sia prima che durante la guerra. 
Gli americani, salute a loro, consideravano quelle tonnellate di prezioso materiale metallico come inutili rifiuti ! 
Del resto ne avevano fabbricate ben 2 milioni di tonnellate, tante da circondare con una cintura di ferro tutto il pianeta Terra passando per l'Equatore... E pensare che solo pochi anni prima il regime fascista, imperiale ed autarchico, aveva indotto la gente a privarsi delle fedi nuziali al grido di oro alla patria; all’analogo grido di ferro alla patria era stato raccolto e portato alle fonderie ciarpame metallico di ogni genere. 
A furor di popolo erano state divelte antiche cancellate, depredate campane dalle chiese, portati alla fusione targhe e monumenti di bronzo… Così titolava la Domenica del Corriere dell'8 dicembre 1935: "Oro e ferro alla Patria. Mentre gli italiani d'ogni ceto offrono oro alla patria, i piccoli recano alle scuole ferro e altri metalli, rinunciando anche alle care biciclette". 
Tutto ciò oggi appare patetico, ma allora era considerato altamente patriottico, grazie alla martellante propaganda del regime, alla censura su ogni opinione diversa da quella imposta dalla dittatura fascista. Dopo un ventennio di menzogne  e di controllo totale della stampa, ormai, Mussolini riusciva anche a far credere alla gente che bastava raccogliere padelle e vecchie biciclette per fare diventare l'Italia una grande potenza militare. 
Il conflitto sarebbe scoppiato qualche anno dopo, e noi eravamo già ridotti alla raccolta dei ferrivecchi.

 

    
Photo  485th Bomb Group, in http://www.456thbombgroup.org/kempffer/kempffer2.html)
 

 

 

 
Residuati bellici
 
La sventurata guerra fascista fece emergere la verità. Gli italiani, credendosi una grande potenza imperiale, scoprirono a loro danno che Mussolini li aveva mandati a farsi massacrare in un confronto tra vere superpotenze industriali e militari. 
Un esercito intero che calzava fasce mollettiere e pantaloni alla zuava come nella prima guerra mondiale; stesse scarpe in Africa, stesse scarpe in Russia; ai combattenti niente divise in lana, ma fatte di autarchico lanital, un surrogato. Soldati  spediti al macello come dei pezzenti, e per giunta a farsi deridere dalle altre nazioni in guerra. Alleati e tedeschi con carri armati da quaranta tonnellate, italiani con i muli e i carri armati da 3 tonnellate detti scatole di sardine: e i nostri soldati hanno dovuto combattere prima gli uni e poi gli altri. 
Le cifre della produzione bellica sono eloquenti: ad esempio, l’Italia riuscì a produrre 12.130 aerei da caccia, compresi alcuni antiquati modelli di legno e tela. La Germania ne produsse 113.000, i giapponesi 62.500, gli inglesi 122.154, gli USA 298.844. 
Nel conflitto vennero usate armi che aprirono la strada alla conquista dello spazio, e la fine della guerra si chiuse con un fungo atomico che segnava l’inizio di una nuova era. 
Negli anni a cavallo del 1945 agli italiani non restava che contare i morti della guerra di Mussolini, aspettare i dispersi che non sarebbero più tornati, ingegnarsi a tirare avanti con le scorie della guerra (paracadute che diventavano camice e lenzuola, razioni alimentari per soldati, residuati di ogni tipo). 
Anche di questo, i cancelli di PSP costituiscono umile testimonianza. 
A Venosa questi pezzi di metallo riciclato si sono integrati con casuale naturalità tra le colonne romane e le pietre normanne, sveve, rinascimentali, uno strato in più nel giacimento storico urbano. 
Qualcosa di simile è avvenuto nei paesi di una vasta area, corrispondente a quell’immenso aeroporto che era diventata la Puglia, dove si trovano ancora cancelli ed altri manufatti fatti con il medesimo materiale. 
Così capita di vedere ancora oggi, in certe campagne del materano o del brindisino, un trattore che ripiana e livella il terreno appena arato trascinandosi dietro una curiosa barra traforata, l’attrezzo per tragliare o tragghiare
Di solito, il conducente non immagina neppure di portare a spasso un pezzo di aeroporto americano, un pezzo di storia.

 

Ritorno alla normalità a Venosa: torchiatura del vino nei pressi di Piazza Castello
(Foto Sy Weinstein -  485th Bomb Group Association)
        
 
 
       
 
 
        PSP cancello rio punte 20.jpg (32819 byte)
Il sito della base di Venosa oggi, dal satellite
Alcune foto aeree dell'aeroporto scattate nel 1944 mostrano una lunga superficie di decollo da cui si diramano due piste di servizio laterali, aventi andamento non rettilineo, lungo le quali si distinguono circa 70 piazzole destinate ad ospitare aerei, alcune delle quali vuote; in tutto, al momento in cui sono state scattate le foto, sono distinguibili circa 60 aerei. Ancora oggi è possibile individuare la pista dell'aeroporto di Venosa, confrontando la foto del 1944 alle immagini da satellite di Google Earth. E' stupefacente notare come, nonostante settanta anni di continue arature e la costruzione di due strade asfaltate, la pista e le vicine piazzole dei B-24 si intravedano ancora, quasi come un fantasma di colore più chiaro rispetto al terreno  circostante, dopo un solo anno di pur intenso "traffico" aereo dal 1944 al 1945. 

   PSP Cancello Rionero p 25.jpg (137651 byte)

 

 

PSP canc rio zaf.jpg (71177 byte)

 

 

 

  • Le coordinate per individuare la traccia del campo su Google Earth sono:40°59' 46, 69''N, 15°52' 31,15"E - el. 1.236 ft, altitudine ottimale  7-8000 ft. Punto di riferimento, l'attuale incrocio a forma di 8 (1) che sorge presso l'estremità destra della vecchia pista, come sotto raffigurata. Sono  individuabili le estremità della pista (2) e parte delle piste secondarie e piazzole dei B-24 (P).     
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